Prigionia

Ho scritto una prima versione della poesia “Prigionia” per la mia rubrica “Testimonianze – storie e volti del Mediterraneo” in Trame, blog di Educare alla Bellezza nel marzo 2020 e che oggi pubblico qui sul mio blog Thalleìn perché nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne non potevo tacere. Mio padre, mia madre e Sarajevo mi hanno educato alla Testimonianza, ad essere partigiano, mai indifferente. L’indifferenza uccide.

Prigionia

O umanità ferita
che da me corri disperata,
ascolta ciò che dirò
con attenzione:
solo chi è sul punto di crollare
può udire il mio lamento.

Mi tocco la bocca
dovrei tenere a freno la lingua
e non raccontare di mio marito,
delle sue sberle e dei suoi calci
o le mie labbra si faranno gonfie
e le mie palpebre viola.

Ancora adolescente
lo incontrai
e me ne innamorai.
Lui non era feroce
solo troppo geloso.
Ma quale uomo innamorato non lo è?

Cambiò la mia opinione,
il giorno in cui mi disse
che di lavorare non se ne parlava.
Ho pianto
e a nulla sono valse
le mie lacrime.

Di sberle e calci ne ho presi abbastanza
che se mi guardo allo specchio
non somiglio alla donna che ero.
Sono madre di due figli,
è per loro che ho imparato a tacere
e ogni giorno imparato a morire.

Ma ieri anche il secondo
dei miei figli si è sposato
e posso porre fine alla mia sofferenza
alla messinscena di un amore
che amore non è…
Prendere una corda…