Perchè la Scrittura

Nei giorni scorsi mi sono chiesto molto volte il significato della Scrittura che merita la maiuscola, capace di Educare alla Bellezza, all’Empatia, alla Consapevolezza. Ho consigliato ad amici, il cui umore nero era coperto dal velo pesante, una coltre, della depressione e del lutto; o dal velo leggero della malinconia. Ho consigliato di farlo ai miei studenti, agli innamorati, ai dimenticati.
E mi sono ricordato di un frammento di “Oggi è un bel giorno”, la mia prima pubblicazione, con ormai qualche ruga accennata e un lieve tremore alle mani. Un frammento che non ho portato con me nei teatri con il monologo ch’è venuto dopo la parola scritta, ma che ho custodito con gelosia, come si custodiscono le Vigilie di Natale.
Lo condivido. Nella Speranza aiuti.

– Cos’è per te scrivere?
– Offrire un’occasione di intervento.
– Offrire un’occasione di intervento?
– Sì.
– Che significa?
– Intervenire nella Memoria del lettore; sconbussolarne l’equilibrio di comodo. Togliere la coperta menzognera e scoprirne il corpo ferito. Martoriato.
– Che vuoi dire?
– L’uomo non vuole ricordare il massacro di Srebrenica: il genocidio e lo stupro etnico. Come diceva Primo Levi, “la Memoria è meravigliosa e fallace.” Inesorabilmente particolare. Irriducibilmente personale. Soggetta a logoramento fisiologico e ai meccanismi di rimozione e di alterazione che l’uomo attua con l’intento di crearsi quelle verità di comodo che altro non sono che la soglia di tollerabilità di un ricordo doloroso, di riproduzione nel tempo di avvenimenti traumatici bisognosi di addolcimento. Di una riScrittura intima.
– Quindi scrivi per riportare alla mente del lettore, in superficie, la sua sofferenza.
– Scrivo per contrastare la manipolazione intenzionale del ricordo. La Memoria dovrebbe essere testimonianza di quanto accaduto, su cui ergere le nostre difese immunitarie contro il nazionalismo e l’intolleranza; non uno sguardo parziale sulla storia. La parzialità della Memoria è pericolosissima.
– Scrivere è molto più di un lavoro per te.
– Per molti anni è stato un enorme sollievo.
– ‘È stato’ significa che non lo è più.
– Sì. Scrivere mi ha davvero aiutato. A manifestare le mie ossessioni, esplicitarle. Le ha persino attenuate.
– Adesso allora perché non vuoi più scrivere?
– Quando ho iniziato, la Scrittura, per me, era un rimedio.
– Un rimedio?
– Sì, la Scrittura era come un medicinale per una malattia: capace di ‘curare’, compensare le mie mancanze. Ho sempre fatto fatica a stare bene e ancor di più a stare bene nel presente. La Scrittura era un modo per stare con la mamma o con Andrej, o meglio con il ricordo di loro. Presto, il mio continuo ritornare indietro mi ha costretto a guardare il macello, il mattatoio balcanico, senza cecità, senza miopie. Raccontare le storie che c’erano dietro alle fotografie di Andrej, accoglierle come mie, voleva dire ‘contaminare’ la mia vita con le vite umiliate di coloro che l’assedio non ha ucciso. Insomma le parole sono state il mio ‘pianoforte’ da quando ne ho Memoria…
– Oggi non lo sono più?
– Ho raccontato ciò che andava raccontato; mi giungono ancora gli echi di ieri ma devo accettare di stare nel presente e l’indomani è sempre, sempre un giorno brutto se sei un uomo solo, un uomo morto, con gli occhi tristi, che non bruciano più. Non ho più niente da dire.
– I tuoi occhi brillano, Ante! –
– Sì, di luce propria. Sono diventato egoista.
– Chi non lo è?
– Non lo so…
– Lo sono anch’io, Ante.

Si siede. Con le gambe piegate, come fosse sul suo letto. – Vieni qui, – I miei occhi incontrano i suoi; mi siedo. Accosta il viso al mio orecchio come se dovesse dirmi un segreto, le sue labbra mi toccano appena l’orecchio e in un bisbiglio mi dice: – mi piacerebbe davvero conoscere di più della tua vita. Leggere un tuo racconto inedito, sapere come passi le giornate. – Poi si stacca, e si rimette nella posizione di prima.
Mi piace come siede. Si mette comoda, come se dovesse rimanere qui con me ore e ore.