Dal 7 gennaio 2019, data della sua costituzione come Associazione di Promozione Sociale, sono Presidente, Direttore Politico e Artistico-Teatrale di Educare alla Bellezza, la cui parola chiave è Mediterraneo.

La vita dell’uomo è una Rivoluzione e alla Bellezza bisogna essere educati.
Ma educare alla Bellezza non è semplice. Per cominciare, c’è da riconoscerla e molto spesso è la parte più complicata della faccenda: una matassa ingarbugliata, i cui fili tracciano i contorni della nostra vita. Una matassa da sbrogliare per poter essere Felici.
Sbrogliata, c’è da farla propria, nutrirla, condividerla.

Nel Teatro Civile di Narrazione ho trovato la modalità di condivisione ideale perchè capace di accogliere con Empatia e un Realismo scottante, l’Umanità Errante e Resiliente.

Di seguito i lavori teatrali che ho scritto e interpretato e, nel caso di From Markale To Educare alla Bellezza, diretto.

From Markale to Educare alla Bellezza

Locandina Markale

Il 5 febbraio 2022 – in occasione dell’anniversario della prima delle due stragi di Markale – nella Giornata della Memoria di tutti i cittadini di Sarajevo morti nel periodo 1992-1995 – andrà in scena per Educare alla Bellezza una data zero di Markale a cura di Antonio Roma e Filippo Borgia e che coinvolgerà le attrici Chiara Manfredda ed Erika De Luca e l’attore Mario Roma, oltre ad Antonio Roma.
Scenografia minimale di Silvia Guarlotti.

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Tra le corde di un’altalena

Locandina Tra le corde di un'altalena

Tra le corde di un’altalena da opera poetica a monologo di Teatro Civile, scritto e interpretato dall’autore, Antonio Roma, che, accompagnato da una chitarra acustica e un pianoforte, condivide, come voce narrante, con un pubblico-lettore, stralci di sé.
Un sé autentico e intimo, pregno di scrittura quanto di Mediterraneo, che guarda sempre all’Utopia che gli abita accanto e lo accompagna nella Transumanza.

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Falene

Locandina Falene

Un uomo di 25 anni pochi giorni dopo la morte del nonno materno è chiamato a mettere ordine nella sua casa.
Ad attirare la sua attenzione un baule e delle vecchie cianfrusaglie.
Le lettere e le fotografie in bianco e nero ormai ingiallite sono una miccia che, con le sue combustioni sotterranee, alimenta una vera e propria esplosione a catena dei ricordi scagliando il protagonista indietro nel tempo. Al 1947 e a un esodo, quello giuliano dalmata, una sorta di lebbra leggera che, con un logorio diluito nel tempo, sfigura e corrompe a poco a poco la memoria. Dalla memoria riesce a malapena a riemergere qualche falena bruciacchiata: fisionomie e voci…

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