Facciamo un solo Teatro. Civile di Narrazione. Un Teatro, per dirla come la direbbe il mio Amico Marco Cortesi, “basato sullo strumento più importante nelle mani di un attore: la sua parola. Racconto allo stato puro, da consumare anche ad occhi chiusi, la forma più potente e vera di espressione”.
I nostri racconti sono Testimonianze; che abbiamo accolto e che uomini e donne hanno scelto di condividere con noi. Noi, non è un plurale maiestatis, ma la concreta consapevolezza che siamo sempre almeno in due: Filippo ed io.

Locandina Markale

Markale

Markale

Foto di Mario Boccia

Sarajevo, 5 febbraio 1994, il mercato di Markale si agita dell’atroce concitato rumore di pianti ed urla. Un uomo con un Legame inscindibile con Sarajevo racconta quel giorno e l’Assedio più drammatico e lungo della storia contemporanea, con le parole di chi, ferito a morte, nel midollo e nel ventre, è sopravvissuto.

L’Assedio di Sarajevo è durato 1.479 giorni, oltre 50.000 civili sono rimasti feriti, 11.541 abitanti sono stati uccisi, di cui 1.601 bambini.
Il mercato di Markale è un simbolo della Memoria dei civili uccisi e feriti di Sarajevo nel periodo di aggressione e assedio dal 1992 al 1995.

Markale è il mercato storico di Sarajevo, uno dei luoghi di rifornimento durante la guerra, nonché un’opportunità per comprare poco a molto con cui sfamare gli abitanti della città assediata.
Nei giorni dell’Assedio di Sarajevo, Markale è stato anche, almeno per alcuni αγορά, luogo di dialogo e incontro.

Preso alla gola il 5 febbraio del 1994 dalle granate dei serbo-bosniaci, si agitò dell’atroce concitato rumore di pianti ed urla.
C’erano scarpe, è di scarpe che si spandano le carneficine.

Al primo massacro del 5 febbraio 1994, che causò 68 morti e 144 feriti, ne seguì un secondo, che ebbe luogo il 28 agosto 1995: 43 morti e 75 feriti. L’ultimo dei due attacchi giustificò l’attacco aereo della NATO contro le forze serbo-bosniache.
Dopo la guerra, il 5 febbraio è stata dichiarata la Giornata della Memoria per tutti i cittadini di Sarajevo morti nel periodo 1992-1995.

Con il primo monologo di Teatro Civile su Sarajevo vent’anni dopo la guerra, “Oggi è un bel giorno”, patrocinato da Amnesty International Italia e selezionato al Sarajevo Winter Festival 2018, abbiamo maturato la Consapevolezza che parlare di Balcani è un’esigenza nostra quanto della molta gente – della generazione dei padri e della generazione dei figli – che nelle molte repliche ha avvertito il magone alla pancia e le lacrime agli occhi nell’ascoltare la storie di Ante, Anaïs e Goran, di Suada e Olga, Admira e Bosko, e Gabriele Moreno Locatelli.

Markale per Educare alla Bellezza
Il 5 febbraio 2022 – in occasione dell’anniversario della prima delle due stragi di Markale – nella Giornata della Memoria di tutti i cittadini di Sarajevo morti nel periodo 1992-1995 – andrà in scena una data zero per Educare alla Bellezza.

Scritto da Antonio Roma, Filippo Borgia e Matilde Dalla Piazza.
Regia di Antonio Roma.
Interpretato da Antonio Roma, Chiara Manfredda, Erika De Luca, Mario Roma.
Audio e luci di Filippo Borgia, con le musiche inedite di Mario Roma.
Scenografia minimale di Silvia Guarlotti.

Scritto da Antonio Roma, Filippo Borgia e Matilde Dalla Piazza.
Regia di Antonio Roma.
Interpretato da Antonio Roma.
Audio e luci di Filippo Borgia, con le musiche inedite di Mario Roma.
Scenografia minimale di Silvia Guarlotti.

Richiedi una replica

Oggi è un bel giorno

Oggi è un bel giorno

Foto di Andrea Confalonieri

Ante è uno scrittore non ancora trentenne che abita Sarajevo vent’anni dopo Dayton e che, alla morte del padre, si trova costretto a scegliere tra abbandono e Speranza, tra fuga e Resilienza, a convivere con assenze feroci, a chiedersi se Verità e Giustizia possano alleviare dolore.

Era 5 aprile 1992 e sul ponte Vrbanja a Sarajevo i cecchini iniziarono a sparare sulla folla che manifestava per la pace e uccisero Suada Dilberović e Olga Sučić.

Cominciava l’Assedio della città, e una nuova guerra nel cuore dell’Europa. In Italia, migliaia di persone si mobilitarono per dare il proprio sostegno alle vittime, portare aiuti, ospitare i profughi. La vittoria dei nazionalisti ha però lasciato una difficile eredità, cambiando profondamente il volto della Bosnia ed Erzegovina e dell’Europa.

Era il 3 ottobre 1993 e ancora sul ponte Vrbanja a Sarajevo un cecchino uccise Gabriele Moreno Locatelli, il volontario e pacifista arrivato nella città assediata per aiutare anziani, persone sole e bambini. 

Era il 19 maggio 1993, sempre sul ponte Vrbanja a Sarajevo i cecchini uccisero Admira Ismić e Bosko Brkić. Innamorati, bosniaco-musulmana lei, serbo-ortodosso lui, volevano abbandonare la loro Sarajevo sbiadito ricordo del modello di integrazione ricco di contrasti, ma pulsante di vita da divenire scomodo e ingombrante. Un cecchino li uccise. I loro corpi rimasero stesi abbracciati sul ponte, li portarono via otto giorni più tardi quando cessò il fuoco.

Maledetto è Vrbanja, il ponte che anziché collegare, pacificare e unire tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, affinché non ci siano divisioni, contrasti, distacchi, ha lacerato; maledetta questa macabra mano di cinque vite umane spezzate e cinque sogni infranti. Un movimento, un’ultima glaciale messa a fuoco nel mirino, e il vigliacco sparava. Cinquecento marchi tedeschi la ricompensa, il valore contabile assegnato alla vita umana.

È il 2016, vent’anni dalla fine dell’Assedio e pochi se ne ricordano. Sarajevo e la Bosnia sono state bene o male sistemate dagli Accordi di Pace di Dayton che, stipulati il 21 novembre 1995 tra Slobodan Milošević, presidente della Serbia, Franjo Tuđman, presidente della Croazia e Alija Izetbegović, presidente della Bosnia Erzegovina, nella base americana di Wright-Patterson, in Ohio, decretarono la fine della guerra in Bosnia Erzegovina. Oltre agli aspetti di natura militare e di definizione dei confini, il trattato di Dayton contiene la nuova Costituzione della Bosnia Erzegovina e un accordo che avrebbe dovuto consentire il ritorno di tutti i rifugiati e gli sfollati nelle proprie case e porre le fondamenta di uno stato funzionale. Quest’ultimo fallimento è alla base dei muri invisibili che oggi dividono il paese.

Sul ponte Vrbanja cammina Ante, scrittore non ancora trentenne che abita la Sarajevo di oggi e a cui la vita ha tolto da poco anche il padre, il solo rimastogli.
Ante è un giovane uomo costretto a scegliere tra abbandono e Speranza, tra fuga e Resilienza, costretto a convivere con assenze feroci, che si chiede se Verità e Giustizia possano alleviare dolore?

Patrocinato da Amnesty International Italia ed Educare alla Bellezza, selezionato al Sarajevo Winter Festival, sold out a Orzinuovi, Breno, Milano, Novara, Parma.

Logo Amnesty International    Logo Educare alla Bellezza

Scritto e interpretato da Antonio Roma
Audio e luci di Filippo Borgia
, con le musiche inedite di Mario Roma.
Scenografia minimale di Silvia Guarlotti.

Richiedi una replica

Abbiamo al nostro fianco Smart, una delle più grandi Cooperative di Spettacolo d’Italia. Dalla gestione burocratica, alle pratiche assicurative e fiscali, passando per logistica e promozione: offriamo spettacoli di altissima qualità e ne andiamo orgogliosi.