Mi chiamo Antonio Roma. Ho anni.
Sono autore, attore e regista di Teatro Civile e podcaster. In una parola: storyteller.

Mio padre mi ha educato al Mediterraneo e alla Memoria.
Da mia madre ho imparato la tenacia delle parole Resilienza ed Empatia.
Io, di mio, ci ho messo la scrittura, la voce e le maiuscole, che tanti indispettiscono.

Sono convinto che Bellezza e Utopia coincidano, che Sarajevo, le labbra e gli zigomi di Lei mi abbiano stravolto la vita e che in questo momento storico abbiamo bisogno di un lessico inedito, che affondi le radici nel Legame tra le parole Testimonianza e Umanità, le sole capaci di portare Autenticità.

Abito le giornate condividendo con adolescenti che la noia ha stancato troppo presto la portata rivoluzionaria delle parole e della letteratura: insegno Lettere; ma prim’ancora, facendo del Teatro Civile, del podcast e della scrittura, Humus…

Sono laureato in Scienze Sociali per la Globalizzazione – classe delle lauree in Scienze Sociali per la Cooperazione, lo Sviluppo e la Pace –  e in Lettere. Entrambe le lauree sono per me motivo d’orgoglio perché mi ricordano che sono il frutto di nottate insonni, ma sono entrambe incapaci di cucirmi addosso una definizione. 

Credo nei Legami, sementi di speranze.
Sono grato di lavorare con mio fratello Mario, Artista eclettico, senza il quale sarei in balìa delle onde; con l’onnipresente Filippo Borgia, fonico, tecnico luci e web designer, con Silvia Guarlotti, illustratrice, con Matilde Dalla Piazza, mediatrice linguistica, Alessia Musio, designer, Alessandra Dondi, sociologa, Francesco Di Donna, formatore esperto di legalità.
Sono grato delle collaborazioni con i fotografi Alice Ponti, Andrea Confalonieri, Leonardo Formichella, Pietro Varinelli, gli Amici di Educare alla Bellezza e gli attori che hanno condiviso il palco con me.
Sono grato degli incontri con Andrea Zaniboni, Emanuele Fiano, Luca Leone, Marco Cortesi e Mara Moschini.

Il caffè lo bevo amaro, il cioccolato è solo fondente. Amo la poesia, ma il libro che mi ha cambiato la vita è Fame, di Knut Hamsun. Il film, Adventureland. L’album L.A. Woman dei Doors. Se mai vincessi un Oscar ringrazierei Eduardo De Filippo e Paolo Sorrentino, Ernest Hemingway e John Fante, Fabrizio De Andrè e i Mumford & Sons. 

About
About

È dell’agosto 2013, con 40° all’ombra la mia prima estate bosniaca. Senza la Bosnia e la sua gente non ci sarebbe stata in me quella maturazione che non lascia scampo. Nel 2016, di ritorno dall’ultimo viaggio bosniaco avverto il bisogno di condividere una delle storie che la Bosnia mi ha consegnato. Scelgo la scrittura e qualche mese dopo, in autunno, vede la luce Oggi è un bel giorno, che la gente considera un racconto lungo ma che in realtà è un testo teatrale. A me piace guardarlo come un mal di pancia, malinconico e inevitabile. Nel 2018 del primo capitolo – quello più intimo – ne ho fatto un monologo di Teatro Civile, selezionato al Sarajevo Winter Festival 2018 e patrocinato da Amnesty International Italia, che dal gennaio 2019 al gennaio 2020, replica dopo replica è andato in scena nei teatri italiani, nelle scuole, nelle università e nelle carceri.

Il 7 gennaio 2019 da una mia idea è nata Educare alla Bellezza APS, una meravigliosa Utopia, che condivido con alcune delle Amicizie più importanti della mia vita, che poi sono le competenze e le sensibilità umane alla base dei miei monologhi di Teatro Civile e di ogni altra idea.

Nel febbraio 2020, dopo il sold out di Parma di qualche settimana prima con Oggi è un bel giorno, il Covid entra prepotentemente nel nostro quotidiano, privandoci delle nostre vite. La primavera in lockdown si traduce in scrittura, in poesie e in autunno vede la luce Tra le corde di un’altalena, con prefazione di Emanuele Fiano, introduzione di Mario Roma e illustrazioni di Silvia Guarlotti. È la consegna al lettore di un’opera poetica in cui il tema dei Legami si snoda nelle sue molte declinazioni. È la ricerca, il tentativo di comunicare, la spasmodica necessità di restituire ciò che la scrittura mi ha concesso: quella compensazione delle mancanze, quella cura per le ferite; un sentire comune, l’empatia che si fa restituzione, sotto un sole tiepido, direttiva comune di un Mediterraneo unito, sempre. Tra le corde di un’altalena è la volontà di dare Memoria alla Memoria, consapevoli del peso insostenibile che essa possiede da sola; l’obiettivo dell’opera è donare verità, coraggio, speranza all’Utopia, troppe volte lasciata sola, a metà tra la finzione e l’irraggiungibile.

Allora, nel descrivere Tra le corde di un’altalena ho usato queste parole: consapevole che sia per Audacia, Consistenza e Tenacia, la mia prima Autentica scrittura. Oggi, rileggendole e guardando Fisionomie, il mio primo podcast che esce ogni primo giovedì del mese su Apple Podcast, Spreaker e Spotify all’ora del caffè e il monologo di Teatro Civile che debutterà in autunno, entrambi figli della prima poesia del libro, dedicata a mia madre, non posso che confermarle.

Nel 2021 con Filippo e Matilde abbiamo accolto, con Empatia e Rispetto, oltre 100 ore di Testimonianze di donne e uomini sopravvissuti all’assedio di Sarajevo, al genocidio di Srebrenica, allo stupro etnico, ce ne siamo presi Cura e le abbiamo raccontate come meglio abbiamo potuto con Un caffé oltre i muri e la pièce di Teatro Civile Markale, con il quale abbiamo debuttato a Milano, al Teatro PIME il 1° marzo 2022.

Oggi, a 30 anni compiuti e dopo anni di scrittura e teatro, anni di accoglimento quotidiano della Testimonianza, credo sia il momento di affrontare il tema della Shoah, di confrontarmi con uno degli avvenimenti più drammatici e inspiegabili della nostra Storia. Il 27 gennaio 2023 debutteremo in teatro con Nedo

Ok, direi che vi ho annoiato abbastanza…

Ce verimm, stàteve buòno!

Antonio

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