Ciao, mi chiamo Antonio Roma e sono un autore, attore e regista di Teatro Civile; blogger e podcaster.

Mio padre mi ha educato al Mediterraneo e alla Memoria. Da mia madre ho imparato la tenacia delle parole Resilienza ed Empatia. Di mio ci ho messo la scrittura, la voce e una scelta non sempre convenzionale delle maiuscole, che indispettisce qualche hater con uno smodato attaccamento per quel 9 alle elementari in analisi grammaticale.  

Sono convinto che Bellezza e Utopia coincidano e che valga davvero la pena inseguirle, che Sarajevo mi abbia stravolto la vita e che in questo momento storico abbiamo bisogno di un lessico inedito, che affondi le radici nel Legame tra le parole Testimonianza e Umanità, le sole capaci di portare Autenticità.
Abito le giornate condividendo con bambini e adolescenti la portata rivoluzionaria delle parole; ma prim’ancora, facendo del Teatro Civile, del podcast e della scrittura, Humus…

Sono laureato in Scienze Sociali per la Globalizzazione e in Lettere. Entrambe le lauree sono per me motivo d’orgoglio perché mi ricordano che sono il frutto di nottate insonni, ma sono entrambe incapaci di cucirmi addosso una definizione.

Credo nei Legami, sementi di Utopie. Un Legame è sempre motivo di gratitudine ed io sono grato di ogni incontro, in modo particolare di quelli con Filippo Borgia – fonico, tecnico luci e web designer con il quale condivido sogni e speranze da quando ho scelto di fare della Parola la mia vita – e Alice Ponti – fotografa, creator e autrice, senza la quale sarei in balìa delle onde.

Altre collaborazioni chiave sono quella con la podcast producer Annalisa Terzoli, la editor Letizia Ghidoni e la stilista Elena Passerini.

Il caffè lo bevo amaro, il cioccolato è solo fondente. Amo la poesia, ma il libro che mi ha cambiato la vita è Fame, di Knut Hamsun. Il film, Adventureland. L’album L.A. Woman dei Doors. Se mai vincessi un Oscar ringrazierei Eduardo De Filippo e Paolo Sorrentino, Ernest Hemingway e John Fante, Fabrizio De Andrè e i Mumford & Sons.

Antonio Roma
Antonio Roma

È dell’agosto 2013, con 40° all’ombra, la mia prima estate bosniaca. Senza la Bosnia e la sua gente non ci sarebbe stata in me quella maturazione che non lascia scampo. Nel 2016, di ritorno dall’ultimo viaggio bosniaco ho avvertito il bisogno di condividere una delle storie che la Bosnia mi ha consegnato. Scelta la scrittura, qualche mese dopo, in autunno, ha visto la luce Oggi è un bel giorno, che la gente considera un racconto lungo ma che in realtà è un testo teatrale. A me piace guardarlo come un mal di pancia, malinconico e inevitabile. Nel 2018 del primo capitolo – quello più intimo – ne ho fatto un monologo di Teatro Civile, selezionato al Sarajevo Winter Festival 2018 e patrocinato da Amnesty International Italia, che dal gennaio 2019 al gennaio 2020, replica dopo replica, è andato in scena nei teatri italiani, nelle scuole, nelle università e nelle carceri. Poi ci ha pensato la pandemia.

ll 7 gennaio 2019 da una mia idea è nata Educare alla Bellezza APS, una meravigliosa Utopia, che condivido con alcune delle Amicizie più importanti della mia vita, che poi sono le competenze e le sensibilità umane alla base dei miei monologhi di Teatro Civile e di ogni altra idea.

Nel febbraio 2020, dopo il sold out di Parma di qualche settimana prima con Oggi è un bel giorno, il Covid è entrato prepotentemente nel nostro quotidiano, privandoci delle nostre vite. La primavera in lockdown si è tradotta in scrittura, in poesie e in autunno ha visto la luce Tra le corde di un’altalena, con prefazione di Emanuele Fiano, introduzione di Mario Roma e illustrazioni di Silvia Guarlotti. La consegna al lettore di un’opera poetica in cui il tema dei Legami si snoda nelle sue molte declinazioni. La ricerca, il tentativo di comunicare, la spasmodica necessità di restituire ciò che la scrittura ha significato per me: compensazione delle mancanze, cura delle ferite; un sentire comune, l’empatia che si fa restituzione, sotto un sole tiepido, direttiva comune di un Mediterraneo unito, sempre. Tra le corde di un’altalena è la volontà di dare Memoria alla Memoria, consapevoli del peso insostenibile che essa possiede da sola; l’obiettivo dell’opera è donare verità, coraggio, speranza all’Utopia, troppe volte lasciata sola, a metà tra la finzione e l’irraggiungibile.

Allora, nel descrivere Tra le corde di un’altalena ho usato queste parole: consapevole che sia per Audacia, Consistenza e Tenacia, la mia prima Autentica scrittura. Oggi, rileggendole e guardando Fisionomie, il monologo di Teatro Civile figlio della prima poesia del libro, dedicata a mia madre, non posso che confermarle.

Nel 2021 con Filippo e Matilde Dalla Piazza abbiamo accolto oltre 100 ore di Testimonianze di donne e uomini dalla Resilienza tenace, guardato negli occhi donne e uomini che hanno subito stupri e violenze, con ferite insanabili nel midollo e nel grembo. Ho scelto di accogliere e prendermi cura delle loro storie e promesso loro che le avrei condivise nel monologo di Teatro Civile Markale così come mi sono state raccontate, mettendoci la faccia e non consegnandole ad altri che al contenuto delle Testimonianze anteponessero costrutti teatrali come la dizione, una patina di imparzialità della quale faccio davvero a meno. Io non interpreto un personaggio, racconto le storie che ho accolto e scritto e lo faccio a modo mio, con Empatia e Rispetto. Markale ha debuttato a Milano, il 1° marzo 2022 e sancito l’inizio della collaborazione con il Teatro PIME, con cui sto allestendo Fisionomie e Nedo, scritti con Alessandra Dondi e che vedono la collaborazione con la designer Alessia Musìo.

Nell’immediato futuro vedo oltre al Teatro Civile una scrittura quotidiana di un blog, Thalleìn – che coabito con Alice – un podcast e dello #stand-upNOTcomedy, con cui non voglio, a differenza di Rebekah e Adam Neumann elevare la coscienza del mondo – anche perché non mi sono mai chiesto se sono mago, musa o ribelle – ma allestire, per dirla in termini teatrali, un’Europa (#staging Europe) nella quale il Mediterraneo non sia un cimitero, non si muoia nelle scuole e nei luoghi di lavoro, o ammazzati di botte per il colore della pelle, il credo o l’orientamento sessuale.

Ce verimm, stàteve buòno!

Antonio

Scarica il PDF di presentazione