Antonio Roma

Mi chiamo Antonio Roma. Ho 29 anni.
Mio padre mi ha educato al Mediterraneo e alla Memoria.
Da mia madre ho imparato cosa vogliano dire Resilienza ed Empatia.
Io, di mio, ci ho messo la Scrittura, la Voce e le maiuscole.

Sono convinto che Bellezza e Utopia coincidano, che Sarajevo, le labbra e gli zigomi di Lei mi abbiano cambiato la vita e che nelle nostre vite abbiamo bisogno di lessico inedito: Accogliente, Consapevole, Tangibile, in una sola parola Umano.

Ho una laurea in Scienze Sociali per la Globalizzazione – Curriculum Coesione e Sviluppo Sociale (classe delle lauree in Scienze Sociali per la Cooperazione, lo Sviluppo e la Pace) e sono laureando in Lettere.

Di Alvaro, Andrić, Hemingway e Fante non ne ho mai abbastanza, come dei Mumford & Sons. Anche se il libro della mia adolescenza è stato Fame di Knut Hamsun e i vinili che ho consumato sono gli album di De André e dei Doors.

È dell’agosto 2013, con 40° all’ombra, grazie agli Amici di AMSA Novara, il primo di molti – non ancora abbastanza – viaggi nei Balcani.
Senza le estati tra Gornja Močila e Sarajevo e le settimane trascorse negli anni seguenti tra Bosnia, Croazia, Serbia e Slovenia non sarei l’Uomo che sono oggi. 

Nell’autunno del 2016 è stato pubblicato Oggi è un bel giorno, che la gente considera un romanzo, ma somiglia a un racconto lungo e, a dire le cose come stanno, è un testo teatrale. A me piace guardarlo come un mal di pancia, malinconico e inevitabile.
Ambientato nella Sarajevo di oggi, vent’anni dopo la guerra, è la storia di Ante, Anaïs e Goran. Umanità ferite che cercano, in un continuo e delicato esercizio, di dare un significato profondo alle loro vite, segnate per sempre da un trauma incancellabile. 

Nel 2018 dalla liaison tra le Testimonianze sull’Assedio che ho accolto negli anni e il primo capitolo – quello più intimo – del mio Oggi è un bel giorno è nato un monologo di Teatro Civile di Narrazione, che è stato selezionato al Sarajevo Winter Festival 2018 e patrocinato da Amnesty International Italia e che dal gennaio 2019 al gennaio 2020, replica dopo replica è andato in scena nei teatri italiani, nelle scuole e nelle università, e nelle carceri.

Abito le giornate nutrendo la Speranza della mia generazione nel Futuro con gli Amici di Educare alla Bellezza, di cui sono, dal 7 gennaio 2019, data della sua costituzione, Presidente, Direttore Politico e Artistico-Teatrale; e condividendo con adolescenti che la noia ha stancato la portata Rivoluzionaria della Parola e della Letteratura: insegno Lettere.

Con Filippo Borgia – Amico, fonico, tecnico luci, web designer – accogliamo le Fragilità di uomini e donne dalla Resilienza Tenace, ce ne prendiamo Cura delle loro Fragilità e ne facciamo Testimonianza, nella forma del Teatro Civile di Narrazione o di qualunque altra cosa – docufilm, reportage – capace di portare Consapevolezza e Verità.

Il logo e il legame con Oggi è un bel giorno e la Bosnia

Il logo, ideato e disegnato con sapienza e consapevolezza da Silvia Guarlotti, richiama Oggi è un bel giorno, ch’è stato per me Testimonianza, occasione narrativa e teatro d’incontri e per Educare alla Bellezza un Manifesto d’Intenti. Storia di una Memoria che non deve essere perduta e che, con la perpetuazione del suo racconto, muove sentimenti e azioni, verso un futuro non solo commestibile, ma possibile. Un futuro migliore.
Perché la Bosnia?
Io sono nato in Italia e nel Mediterraneo negli anni Novanta. Gli anni del macello balcanico; gli anni della fine del sogno jugoslavo. A due passi da casa, la guerra, il genocidio, lo stupro etnico. Difronte all’Inferno la nostra impotenza. Fino a Srebrenica e Sarajevo assediata: ogni giorno, dal 4 aprile 1992 al 29 febbraio del 1996. Oggi pochi se ne ricordano.
Nel 2013, impostato il navigatore per Gornja Močila, Sijekovac, seduto su uno dei tre pulmini bianchi nove posti, è iniziata la mia conoscenza dei Balcani, seme di una coscienza e d’una consapevolezza che sono prima di tutto “stare accanto”: accogliere il bisogno di verità e di giustizia e condividere un’assenza feroce.
Oggi mi specchio e so che, senza la Bosnia, senza le storie di uomini come don Tonino Bello e Gabriele Moreno Locatelli, senza l’impegno di Andrea Confalonieri e Valentina Sguazzini, non ci sarebbe stata quella maturazione, umana e artistica, che non lascia scampo: non l’infiammata bruciante di una qualche indignazione, ma quotidiano dialogo con la Testimonianza.

Logo Antonio Roma

Il logo e il legame con Oggi è un bel giorno e la Bosnia

Logo Antonio Roma

Il logo, ideato e disegnato con sapienza e consapevolezza da Silvia Guarlotti, richiama Oggi è un bel giorno, ch’è stato per me Testimonianza, occasione narrativa e teatro d’incontri e per Educare alla Bellezza un Manifesto d’Intenti. Storia di una Memoria che non deve essere perduta e che, con la perpetuazione del suo racconto, muove sentimenti e azioni, verso un futuro non solo commestibile, ma possibile. Un futuro migliore.
Perché la Bosnia?
Io sono nato in Italia e nel Mediterraneo negli anni Novanta. Gli anni del macello balcanico; gli anni della fine del sogno jugoslavo. A due passi da casa, la guerra, il genocidio, lo stupro etnico. Difronte all’Inferno la nostra impotenza. Fino a Srebrenica e Sarajevo assediata: ogni giorno, dal 4 aprile 1992 al 29 febbraio del 1996. Oggi pochi se ne ricordano.
Nel 2013, impostato il navigatore per Gornja Močila, Sijekovac, seduto su uno dei tre pulmini bianchi nove posti, è iniziata la mia conoscenza dei Balcani, seme di una coscienza e d’una consapevolezza che sono prima di tutto “stare accanto”: accogliere il bisogno di verità e di giustizia e condividere un’assenza feroce.
Oggi mi specchio e so che, senza la Bosnia, senza le storie di uomini come don Tonino Bello e Gabriele Moreno Locatelli, senza l’impegno di Andrea Confalonieri e Valentina Sguazzini, non ci sarebbe stata quella maturazione, umana e artistica, che non lascia scampo: non l’infiammata bruciante di una qualche indignazione, ma quotidiano dialogo con la Testimonianza.

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