Ogni produzione professionale Rise Up nasce dalla visione autoriale e dalla regia di Antonio Roma, che ne cura personalmente anche la direzione artistica. I cast sono composti da attrici e attori under 35 formatə nelle più importanti accademie italiane. Il disegno luci e il sound design sono affidati a Filippo Borgia, presenza fissa del team tecnico della compagnia. Le produzioni professionali Rise Up non prevedono alcun vincolo SIAE, drammaturgie e musiche di scena sono inedite e originali e la nostra casa di produzioni si affida a strumenti alternativi di tutela del diritto d’autore come Copyzero e altre forme di registrazione digitale certificata.

Nebbia – Ti ricordi di noi?

Un uomo e una donna attraversano una vita intera: l’infanzia in un cortile della periferia romana negli anni Cinquanta, il primo bacio sotto un portone, il matrimonio, i figli, la perdita, la vecchiaia. Ma la memoria si sta dissolvendo. Lei non ricorda più il suo nome. Lui continua a raccontarle la loro storia, ogni sera, come fosse una favola della buonanotte. Nebbia è un requiem laico sull’Alzheimer, costruito come un battito cardiaco che alterna pieni e vuoti, contrazioni emotive e rilasci.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Aiuto regia di Alessandro Carfagna
Con Fabrizio Bruno e Marta Massucco
Audio e luci di Filippo Borgia

19/09/2025 – Novara
15/11/2025 – Milano
16/11/2025 – Milano
21/09/2026 – Novara
25/09/2026 – Torino
15/12/2026 – Roma
16/12/2026 – Roma
22/01/2027 – Vanzago

Nebbia

Locandina Nebbia

Corpi

Corpi

Corpi

Settantadue ore nell’attico di un regista milanese che ha attraversato un cancro, un matrimonio in agonia e una fame che non sa più chiamare amore. Cinque corpi – il regista, la moglie, l’amante, l’attore giovane, la ragazza – si cercano, si spiano, si feriscono, si scoprono in un soggiorno che diventa confessionale, ring e camera da letto. Il desiderio è sempre proiezione: silhouette intraviste attraverso un telo, camicie rubate e annusate, baci che non si sa se siano veri o solo prove generali. Corpi è un dramma sulla carne come ultimo documento di verità – su ciò che il corpo ricorda quando la parola ha smesso di funzionare – e sull’impossibilità di separare arte e desiderio, regia e controllo, amore e archivio.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Con Antonio Roma, Dalia Aly, Martina Capaccioli, Iacopo Cesaria e Sabrina Ligorio
Audio e luci di Filippo Borgia

La stanza nel vento

In un paese arroccato del Sud Italia, una compagnia teatrale in fuga da Milano – da un fallimento economico, artistico, sentimentale – occupa una casa abbandonata per fondarvi un teatro. La casa è aperta al vento, alle crepe, ai fantasmi di chi l’ha abitata e di chi l’ha lasciata: un luogo-corpo che resiste al tempo e pretende presenza. Mentre i protagonisti tentano di mettere in piedi uno spettacolo con niente – pochi soldi, attrezzi di recupero, un paese che li guarda con diffidenza e curiosità – la convivenza forzata fa esplodere i conflitti sepolti: amori interrotti, tradimenti artistici, il rimorso di aver scelto il teatro invece della vita o la vita invece del teatro. Uno dopo l’altro si spogliano delle maschere professionali e affettive, e la casa diventa il luogo di una verità che nessun palcoscenico aveva mai preteso. Il conflitto drammatico si gioca tra la tentazione della resa e l’ostinazione di restare dove tutto manca tranne l’essenziale. La stanza nel vento è un atto di resistenza poetica contro l’industria del consenso e l’erosione del senso: un rito in cui il teatro torna alla sua radice – il silenzio prima della parola, il vuoto prima del gesto, l’umano prima del personaggio.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Con Amy Locci, Antonio Roma, Arturo Farina, Denise Cimino, Fabrizio Bruno e Michela Colzani
Audio e luci di Filippo Borgia

13/03/2026 – Milano
29/05/2026 – Cerano
03/10/2026 – Milano
03/10/2026 – Milano
30/10/2026 – Roma

La stanza nel vento

Locandina La stanza nel vento

Antigone

Locandina Antigone

Antigone

Antigone non è un’eroina classica: è una ragazza con la poesia nello zaino, che scava nella terra con le mani e con i denti perché nessun decreto può cancellare il diritto di un fratello a essere pianto. Creonte non è un tiranno da tragedia: è un Primo Ministro della Sicurezza che parla il linguaggio delle conferenze stampa e giustifica il massacro con la retorica della difesa. Ismene non è la sorella debole: è la sopravvissuta, colei che porta su di sé il peso di tutte le guerre – da Gaza a Srebrenica, da Mariupol a Bucha – e che diventa voce collettiva, corpo della memoria universale. Lo spazio scenico è un vuoto politico: palco nudo, polvere, un podio da conferenza che diventa altare e patibolo. La partitura fisica della morte di Antigone – dieci minuti di rito silenzioso – è costruita come una liturgia laica dove ogni gesto sostituisce la parola. Il drone non è un effetto sonoro: è il quinto personaggio, un ronzio che vibra nello stomaco del pubblico. Antigone è il quinto capitolo delle Storie di terra arsa e ne rappresenta la deflagrazione: il corpo contro lo Stato, la pietà contro la legge, il gesto sacro della sepoltura contro la macchina della propaganda.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Con Alessandro Carfagna, Fabrizio Bruno,  Sara Santucci e Vera Clemente
Audio e luci di Filippo Borgia

17/04/2026 – Milano
02/10/2026 – Milano
11/12/2026 – Cerano

Sarajevo

Sarajevo, 5 febbraio 1994. L’assedio dura da più di due anni. In una hall dell’Holiday Inn sventrato, quattro testimoni – una giornalista italiana, un fotoreporter, un corrispondente americano e un’attrice di teatro locale – si ritrovano dopo il massacro di Markale. Ognuno porta con sé una guerra precedente: il Vietnam, gli anni di piombo, la perdita di un fratello, un debutto in scena durante i bombardamenti. Nell’attesa del mezzo secondo tra un colpo e l’altro, le loro storie si aprono e si cercano, mentre fuori la città continua a morire e dentro qualcuno decide, forse, di restare vivo. Sarajevo è un atto unico sulla testimonianza come atto d’amore, sul corpo che ricorda ciò che il silenzio vuole cancellare, e sulla fragilità di chi sceglie di guardare quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte.

02/04/2027 – Milano
03/04/2027 – Milano
04/04/2027 – Milano

CAST IN FASE DI DEFINIZIONE

Sarajevo

Sarajevo

Apice – Lezione di antropologia

Rosaruggine

Apice – Lezione di antropologia

Una giovane donna del Sud Italia, prima docente ordinaria di Antropologia nella sua università, inaugura la cattedra con una lezione che è insieme atto accademico, politico e poetico. Sola davanti a un’aula gremita, intreccia il rigore della disciplina con la memoria della madre – contadina, analfabeta, custode di un sapere corporeo e rituale che nessun manuale ha mai codificato – e con la propria biografia di figlia migrata, tornata, sopravvissuta allo sradicamento. Attraverso la terra, il lutto, il dialetto, il pane e le mani, la lezione diventa un viaggio nella storia collettiva delle donne e del Mezzogiorno: corpi usati, voci cancellate, intelligenze negate da secoli di dominio economico e simbolico. Il conflitto esplode tra l’esigenza di legittimazione dentro un’istituzione che ha storicamente escluso chi viene dal margine e il rifiuto di rinunciare alla lingua emotiva, alla rabbia, alla tenerezza come strumenti di conoscenza.
Apice è un manifesto sulla giustizia del sentire: studiare l’umano per restare umani, anche dentro il disumano – un atto di restituzione in cui la cattedra diventa soglia e la scienza si fa carne.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Con Dalia Aly
Audio e luci di Filippo Borgia

14/11/2026 – Milano
15/11/2026 – Milano
27/11/2026 – Cerano
30/11/2026 – Roma

Uomo a rendere

In un capannone di riciclo alla periferia di una città qualunque, nel tempo sospeso del turno di notte, un operaio solo tra montagne di plastica e cartone parla al figlio che non è mai nato, trasformando la catena dello smaltimento in una liturgia laica di resistenza. Il suo monologo — confessione, ninna nanna, arringa — scava nella frattura tra ciò che la società dichiara riciclabile e ciò che invece destina allo scarto definitivo: gli oggetti, le persone, i sogni di paternità rimasti nel cellophane. La drammaturgia intreccia il lessico tecnico del rifiuto industriale con un lirismo ruvido e carnale, interrogando la dignità dell’essere umano in un’economia che misura ogni cosa in peso e resa, e costruendo — nel gesto stesso di parlare a chi non c’è — l’atto più ostinato di presenza: quello di chi rifiuta di essere a sua volta smaltito. Uomo a rendere è un monologo civile e poetico sulla fragilità della specie e sulla necessità irriducibile di non buttarsi via.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Con Fabrizio Bruno,  Amy Locci e Arturo Farina
Audio e luci di Filippo Borgia

Uomo a rendere

Locandina Apice

Disobeyed

Locandina Mary Lou

Disobeyed

New York, dal settembre 2001 agli anni della ricostruzione: le vite di quattro newyorkesi — legate da un nodo invisibile stretto la mattina del crollo — si infrangono e si disperdono come schegge di una stessa esplosione, ciascuna portando con sé un frammento di colpa, assenza o parola non detta. Il tempo della città avanza, le torri di vetro risalgono, le luci nuove cancellano le ombre, ma la memoria dei quattro resta inchiodata a una sequenza al rallentatore che ritorna senza tregua, escludendo dal montaggio delle loro storie tutto ciò che non si riesce a guardare. Quando un incontro imprevisto li riporta nella stessa inquadratura, la drammaturgia li costringe a scegliere se restare ancorati alle macerie — fedeli a un dolore diventato identità — o rischiare l’atto più disobbediente di tutti: girare un nuovo inizio. Disobeyed esplora il conflitto tra la lealtà al trauma e il diritto di ricominciare, usando il linguaggio cinematografico del montaggio e del rallenty come metafora di una nazione che deve decidere cosa conservare e cosa, finalmente, lasciar andare.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Con Alessia Sangiorgio, Elena Giusti, Ferdinando Colliva, Marta Massucco e Martina Culotta
Audio e luci di Filippo Borgia

11/09/2026 – Cerano

Tra l’attesa e l’altrove

Tra l’attesa e l’altrove

Il Loop è un piccolo ristorante milanese con vinili, una cucina di madre e uno sgabello sempre occupato da qualcuno che non ha ancora deciso se andarsene. In una sera – e poi un’altra – sette persone si muovono attorno allo stesso tavolo: un proprietario che tiene in piedi il locale a forza di caffè e orgoglio, un regista che non riesce a girare il suo film, una cuoca che cucina mentre il corpo smette di obbedirle, una ragazza che studia lingue straniere e parla tutte tranne quella del proprio cuore. E poi uno scrittore reduce dalla leucemia, una cameriera che scappa da un uomo violento con un biglietto e una valigia, un’architetta che vuole trasformare un capannone in un posto dove esistere. Tra un piatto e un bicchiere, sette urgenze si incrociano e si sfiorano – l’amore che non si dichiara, il cancro che non si nomina, la fuga che non si compie – in un dramma corale sull’attesa come forma di vita e sulla scelta di restare come unico atto di coraggio disponibile.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Con Antonio Roma, Carlo Alberto Denoyé, Rosario D’Aniello, Martina Capaccioli, Francesca Cercola, Sarah Wegher e Irene Totaro
Audio e luci di Filippo Borgia

16/10/2026 – Novara

Tra l’attesa e l’altrove

Mamma mi voleva professore

La Lupa

La Lupa

La Lupa

Madrid, 1978. Franco è morto da tre anni ma il suo fantasma respira ancora nei muri, nelle divise, nei silenzi imposti. In un monolocale di Lavapiés, tre donne si ritrovano intorno al corpo svenuto di un uomo che si è appena bucato: sua sorella Isabel, internata in un convento a dodici anni dal regime franchista; la sua amante, la Lupa, ballerina andalusa che balla per distruggere tutto quello che le hanno insegnato su come dovrebbe muoversi una donna; e Carmen, donna trans sopravvissuta alle celle, che si è cucita addosso un nome e un corpo che la Spagna voleva cancellare. In una notte sola, davanti a un uomo che non può sentirle, le tre si aprono il petto e si dicono tutto: l’infanzia rubata, le madri perdute, i corpi usati come campi di battaglia, i morti senza tomba, la Movida come grido e come inganno. La Lupa è un atto unico sulla memoria come atto politico e sul corpo come ultimo documento di verità, dove il franchismo non è storia passata ma struttura che sopravvive sotto la pelle della democrazia – e tre donne che non si sono scelte si tengono in piedi a vicenda, perché restare è l’unica rivoluzione che non hanno ancora vietato.

Scritto da Antonio Roma
Regia di Antonio Roma
Con Iacopo Cesaria, Fabiana Iannicelli e Sara Wegher
Audio e luci di Filippo Borgia

13/11/2026 – Milano

Mamma mi voleva professore

Milano, oggi. Due amici di vecchia data, cresciuti insieme tra aspettative familiari e vocazioni inconfessate, si ritrovano adulti e scontenti in una città che promette tutto e concede poco. Sono artisti della stessa generazione, sospesi tra un presente che non li rappresenta e un futuro che continuano a chiamare sogno perché non hanno ancora trovato un’altra parola. La loro è una storia di amicizia, amore e disillusione, dove la precarietà si fa resilienza e la fragilità diventa linguaggio – dove la vocazione e la sopravvivenza si contendono lo stesso corpo, lo stesso tempo, lo stesso affetto. Il conflitto nasce nello scarto tra ciò che si è diventati e ciò che si voleva essere, tra la voce interiore che chiama al gesto creativo e quella esterna – familiare, sociale, economica – che pretende una traiettoria più rassicurante, più spendibile, più professorale. In questo attrito quotidiano la loro relazione diventa spazio politico e umano, laboratorio di resistenza affettiva e artistica, luogo in cui interrogare il senso stesso del creare in un tempo che misura tutto e comprende poco. È un teatro che parla di libertà, di sogni e della forza di restare veri anche quando fa male, che guarda in faccia una generazione precaria senza cedere al lamento né alla nostalgia, e che fa dell’amicizia tra artisti il gesto politico più radicale possibile: continuare a riconoscersi, continuare a chiamarsi, continuare a creare insieme.

Il testo ha ricevuto il Premio della Stampa alla Biennale di Sondrio nella versione con regia di Fabrizio Bruno e in scena Marta Massucco, Chiara Costalunga e Antonio Roma.

Mamma mi volevaprofessore

Mamma mi voleva professore