È giovedì 22 settembre, sono le 8 e le note del mio iPhone pulsano ad ogni sorso di caffè, amaro com’ adda’ essere. Oggi mi piacerebbe condividere con voi non una storia, ma una parola…

Restanza. Ma che è? Che significa? 

A chi ci si accosta in maniera superficiale può sembrare il contrario dell’agire, della disponibilità e predisposizione al disordine, all’incontro, alla scoperta.
Ma è in errore chiunque voglia accostare l’esperienza indagatoria della Restanza all’immobilità, alla scelta di non incontrare l’altro e di non fare i conti con le ombre che nutrono il nostro alter ego.
Esiste una maniera spaesante di Restare, ancora più scioccante della ricerca, insicura e spasmodica degli altrove.

Restanza è parola avvincente, densa di Bellezza. Evoca frantumazioni di tempi e di luoghi, lacerazioni e dispersioni individuali e collettive, partenze, fughe, ritorni, abbandoni, perdite, rinascite. È una commistione felice tra Nóstos, ritorno, e Àlgos, dolore”.
Nostalgia e malinconia, speranza e rimpianto sono calce di una concreta, contemporanea erranza, che appartiene in modo tangibile anche a chi è rimasto.

Nella vita di gente se ne incontra molta e ho imparato una cosa: siamo tutti sempre il raccolto della semina. La semina degli altri per noi e la nostra semina insieme costruiscono la nostra identità, il raccolto. E il raccolto è un contenitore, accanto ai frutti, che mostreranno sulla propria pelle i segni del tempo e delle intemperie, ferite cicatrizzate che non tolgono succo né inquinano il gusto, ma che ci sono e di fronte alle quali non tutti reagiscono e reagiamo allo stesso modo. Accanto ai frutti quasi sicuramente ci saranno poi delle erbacce e qualche ramo.

In conclusione, la Restanza è una condizione. Può diventare un modo di essere, una vocazione, senza boria, senza compiacimento, senza angustia e chiusure, con un’attitudine all’inquietudine e all’interrogazione. Restanza significa vivere l’esperienza Autentica dell’essere voce fuori dal coro.

Siate sempre voci fuori dal coro, di coralità ce n’è davvero troppa in giro!
Ce verimm, stàteve buòno!